Una fantasiosa leggenda…

Come accennato in precedenza, quasi tutto ciò che si sapeva di Usui fino alla fine degli anni 90, prima delle scoperte di Frank Arjava Petter, ci è stato tramandato dalla Reiki Master Hawayo Takata (terza maestra in successione diretta nel cosiddetto “lignaggio occidentale”).
Il racconto della Takata veniva trasmesso ai suoi allievi oralmente, e così, per una peculiarità tutta umana, attorno alla figura di Usui si è diffusa per anni una versione fiabesca che lo descriveva come monaco cristiano docente della Doshisha University di Kyōto.

Secondo questa leggenda …
Mikao Usui sarebbe stato un insegnante di una piccola università cristiana di Kyōto. Un giorno, durante un dibattito con alcuni studenti, all’insegnante sarebbe stato rispettosamente chiesto se egli avesse mai visto guarire con le mani, così come il Vangelo racconta a proposito di Gesù. Usui, dipinto dalla Takata come un fervido credente della Sacra Scrittura, rimase molto turbato e decise di approfondire la questione andando alla ricerca di conoscenze più dettagliate sulla trasmissione di energie guaritrici. Rimise il suo mandato, lasciò il Giappone per recarsi negli Stati Uniti dove approfondì gli studi di teologia, senza tuttavia trovare risposte ai suoi quesiti. Ritornò quindi in Giappone con la speranza di reperire degli scritti che portassero luce alla sua mente: si occupò in modo approfondito di ideogrammi cinesi e giapponesi e apprese il sanscrito, l’antica lingua indiana. In un monastero tibetano trovò infine degli antichi rotoli in sanscrito contenenti dei sutra (dal sanscrito: filo, regola, norma) con degli insegnamenti del Buddha fino ad allora non tradotti e dei simboli sacri.
Mikao Usui trovò in essi la risposta al quesito che lo assillava, cioè come fosse possibile guarire con le mani, ovvero come fosse possibile trasmettere energia guaritrice ad altri esseri umani e a se stesso. Egli aveva dunque scoperto la conoscenza, ma non aveva la capacità di porla in atto. Prese allora la decisione di salire su una montagna sacra a meditare.
In quel luogo pose davanti a sé 21 sassolini; per segnare il tempo ne tolse uno per ogni giorno trascorso. Egli digiunò, pregò e lesse testi sacri.
La sua fede era fortissima; confidava nella volontà di Dio per poter essere illuminato sul segreto dell’energia guaritrice.
Poco prima dell’alba dell’ultimo giorno – così continua la leggenda – al termine dell’ennesima intensa meditazione, Mikao Usui pregò nuovamente di cuore il Signore affinché gli mostrasse la luce. All’improvviso apparve in cielo una luce accecante in rapido movimento verso di lui. Senza paura egli la contemplò ed essa lo colpì nel mezzo della fronte. Scagliato a terra dalla potenza di quella luce vide, attraverso una coscienza superiore, splendidi globi colorati contenenti delle scritte dorate: erano i simboli dei sutra in sanscrito che lui aveva scoperto. Mikao Usui ebbe improvvisamente piena consapevolezza di poter attivare i simboli cosmici dell’Energia Universale. Ripresosi da quell’esperienza illuminante, scese dal monte sacro colmo di gioia e di entusiasmo. Nella trepidazione si ferì un piede a causa di un sasso sporgente; impose quindi le mani sulla ferita: il sangue si fermò in maniera sorprendentemente rapida e il dolore svanì. Egli percepì per la prima volta la vibrazione dell’energia che guarisce.
Giunto presso una locanda, poiché era affamato ordinò un’abbondante pasto. L’oste, intuendo dall’aspetto del viandante che egli aveva digiunato per parecchi giorni, gli consigliò di mangiare con moderazione e senza fretta, al fine di consentire al suo stomaco di riabituarsi all’assunzione di cibo. Egli invece consumò tutto il cibo tranquillamente.
La giovane che gli aveva servito il cibo aveva il capo bendato a causa di un forte mal di denti, allora Mikao Usui le chiese se poteva imporre le mani sulle guance per guarirla. La ragazza acconsentì, il gonfiore scomparve dopo pochi minuti e dopo non molto scomparve definitivamente anche il dolore: la giovane stava di nuovo bene.
Il dott. Usui tornò quindi al convento presso il quale era ospite (e qui guarì un abate sofferente d’artrosi alle ginocchia). Dopo alcuni giorni si recò nel quartiere dei poveri di Kyōto con l’intento di aiutare i mendicanti a iniziare una vita diversa.
Durante i successivi sette anni curò moltissime persone, ma constatò con rammarico che parecchie tra loro, pur guarite e con molte strade aperte verso una vita nuova, ritornarono sui vecchi passi. Una volta guariti essi avrebbero avuto la possibilità di provvedere al mantenimento di sé stessi e dei propri cari attraverso l’esercizio di normali attività lavorative, ma la vita del mendicante pareva loro più comoda.
Avevano sposato l’ottica del ricevere senza dare.
Nell’universo tutto è equilibrio: chiunque riceve deve prima o poi dare, poiché dare e ricevere sono una cosa sola.
Mikao Usui si rese così conto di non aver trasmesso in giusta misura il senso della gratitudine a chi aveva ricevuto il suo aiuto, poiché sfuggiva loro il vero valore dell’Energia Vitale Universale. Secondo la versione della Takata, proprio meditando sul tema del “giusto scambio” avrebbero avuto origine i famosi cinque princìpi del Reiki.

Smentite alla leggenda della Takata
Così come per i princìpi, in un primo tempo tradotti in modo approssimativo, vi sono state delle verifiche anche sulla versione della storia di Usui tramandata dalla Takata e in sostanza ad ogni verifica è corrisposta una smentita.

Nel complesso, “l’infarinatura cristiana” data alla storia potrebbe far pensare ad un riadattamento, compiuto in buona fede dalla Takata, ma operato allo scopo di far meglio attecchire la novità orientale alla rigida mentalità occidentale presente negli Usa nel dopoguerra.

Alcune delle maggiori inconsistenze storiche nel racconto della Takata sono qui di seguito esposte:

1. Mikao Usui era un monaco laico del Buddhismo Tendai, non un monaco cristiano. Le sue ceneri riposano in un cimitero Buddhista della Terra Pura.

2. Mikao Usui non era un medico; anche se il fatto che lo si sia presentato come dottore può essere collegato ad una traduzione scorretta del termine Sensei (Maestro – lett.: nato prima) utilizzato come forma di cortesia in Giappone nei confronti di insegnanti, avvocati, ecc…

3. Da ricerche fatte negli archivi delle università citate nel racconto è inequivocabile il fatto che Usui non fu presidente né tantomeno membro della Università Doshisha di Kyotō e non studiò mai all’Università di Chicago.

4. Un’altra caratteristica storicamente inconsistente è la parte del racconto in cui si afferma che Usui, dopo l’esperienza sul monte Kurama, passò i successivi sette anni curando gratuitamente mendicanti nei quartieri poveri e che questa esperienza lo portò, in seguito, alla considerazione che fosse necessario ricevere denaro o comunque un controvalore per far sì che chi riceveva reiki si responsabilizzasse.
Si tratta probabilmente di una storia appositamente creata per giustificare la richiesta di somme esorbitanti per i livelli Reiki in occidente … insomma, una sorta di alibi.
L’inconsistenza storica è chiara, sia perché da nuove informazioni pare che Usui non chiedesse denaro per i suoi insegnamenti, sia perché l’esperienza sul monte Kurama risale al 1922 e Usui morì nel 1926 … quindi non avrebbe nemmeno avuto a disposizione i sette anni di cui si parla nella leggenda tramandata dalla Takata.